domenica 29 maggio 2016

PROGRAMMA OPERATIVO SANITARIO 2015-2018. INTERVISTA RILASCIATA A TELEMOLISE


CONSIDERAZIONI E PRECISAZIONI IN MERITO AL PROGRAMMA OPERATIVO SANITARIO 2015-2018



“Il diritto alla salute, così come sancito nell’art. 32 della nostra carta costituzionale, è un bene comune e perciò deve essere preservato da una logica di profitto. In tal senso, ritengo di interpretare il pensiero della stragrande maggioranza dei cittadini molisani che guardano al comparto sanitario regionale come una risorsa vera e propria e auspicano che nella nostra Regione l’organizzazione del Sistema Sanitario debba essere prevalentemente pubblica e che il privato convenzionato debba svolgere solo una funzione complementare e solo per alcuni servizi che il pubblico non riesce ad erogare. In altre occasioni ho già voluto sottolineare l’importanza di questo concetto perché va assolutamente evitato che il rapporto tra pubblico e privato rappresenti quell’ enorme disequilibrio che vede i debiti a carico del cittadino che invece vorrebbe pagare il giusto, ottenere il diritto alla salute e vedersela tutelata degnamente e il profitto a tutto vantaggio del privato.
Un rapporto che già oggi, finanziando in questo modo la sanità privata convenzionata, fa mancare posti letto al servizio pubblico e risorse per la soluzione dei problemi strutturali degli ospedali e quelle per il personale e le attrezzature. Il dibattito aperto sul riordino del sistema, quello sul Piano Operativo Straordinario, fa emergere riflessioni che continuano ad evidenziare criticità e problemi che non consentiranno alla sanità pubblica di assumere il ruolo che merita rispetto alla tutela della salute del cittadino: sembrerebbe quasi che si voglia approfittare di questo caos, di questa disorganizzazione e di episodi di mala sanità, per crearsi un alibi e trasformare la salute in merce da pagare a caro prezzo! Non penso e non voglio minimamente immaginare che possa essere così.
Sui dettagli del Piano è giusto il confronto e lascio perciò al dibattito interno avviato e agli incontri con cittadini e addetti ai lavori le eventuali considerazioni, ma voglio evidenziare che il mio punto di vista resta quello che il Molise avendo il secondo indice di invecchiamento della popolazione in Italia, deve essere in grado di portare assistenze e servizi in prossimità dei pazienti, quelli delle classi maggiormente esposte e disagiate e perciò, l’organizzazione del Servizio Sanitario Regionale deve prevedere una impostazione meno accentrata e quindi più territoriale. Se solamente tre Ospedali devono essere individuati come strutture per acuti: Campobasso, Isernia e Termoli, l’attivazione delle Unità Operative deve rispondere strettamente al parametro del bacino di utenza con dotazione ottimale di mezzi e personale idonei al proprio funzionamento e, poiché di strutture pubbliche ne esistono a sufficienza, tanto da ingenerare addirittura diatribe campanilistiche, è perciò possibile organizzare una buona offerta dei servizi all’utente, quindi l’attività di queste Unità Operative, può tranquillamente essere estesa sul territorio regionale con postazioni ambulatoriali che faranno riferimento, specialmente per le attività chirurgiche, a dette Unità.
Per questo, giusta la riconversione in strutture con posti letto a bassa e media intensità di cura degli Ospedali di Larino e Venafro che devono essere visti come punti di riferimento, ad alta incidenza di assistenza infermieristico-riabilitativa, e di supporto fondamentale per il territorio, proprio per quei pazienti che non hanno patologie acute tali da richiedere un ricovero ospedaliero e quindi non gestibili a domicilio. Per l’Ospedale di Agnone è altresì giusta la scelta di Ospedale di zona disagiata proprio per salvaguardare le esigenze di quel territorio. Mantenere efficienti tali strutture rappresenta un’occasione favorevole anche sotto l’aspetto economico se si pensa di favorire e attuare in maniera seria le azioni necessarie a instaurare i cosiddetti accordi di confine con le regioni limitrofe (Abruzzo, Lazio e Campania), intese che permetterebbero, tra l’altro, di mantenere attivo l’indotto economico in quelle aree che stanno registrando anche altri tipi di disagi.
Ma la eventuale, relativa mobilità attiva, però, deve essere rimodulata in tutta la sua interezza, coinvolgendo anche le strutture private convenzionate, in quanto, non è giusto, a mio avviso, che per permettere a pazienti provenienti da altre regioni di venirsi a curare nelle strutture private del Molise, vengono utilizzati posti letto dedicati ai nostri pazienti. Se di 100 posti per acuti accreditati a strutture private, solo 14 sono utilizzabili per pazienti molisani e i restanti 86 sono destinati a pazienti di altre regioni, è evidente che si resta parcheggiati su una barella per settimane o si aspettano mesi per un ricovero ordinario. Se ciò dovesse continuare ad accadere, vuol dire che non soltanto il vantaggio economico per mobilità attiva può considerarsi cosa effimera, ma anche che tutta l’organizzazione sanitaria regionale, e gli strumenti idonei messi in atto per una vera e giusta riconversione del Comparto hanno fallito, compreso la politica che non è riuscita a garantire una sanità migliore ai propri cittadini.
Diciamo, allora, che deve essere rivisitata e quindi corretta l’equazione che fissa l’incidenza del privato convenzionato, così come avviene nella media del resto del nostro Paese, sulla fascia di incidenza che non superi il 20% in ogni singolo settore, vale a dire: posti letto per acuti, posti letto di lungodegenza, medicina territoriale. Anzi, in considerazione, come detto, della presenza di tante strutture pubbliche sul territorio regionale, con le quali è possibile organizzare l’offerta dei servizi all’utente, tale percentuale, dovrebbe, a mio avviso, attestarsi al 15 % del budget predefinito di spesa del Fondo Sanitario Regionale.
In tutto ciò non può non evidenziarsi l’annoso problema del controllo reale dei servizi e dei costi di gestione dell’intero comparto, quel controllo necessario per poter parlare di reale produttività, efficienza e risultati. Tornando all’organizzazione, infine, non si può non tener conto di alcuni fattori che incidono negativamente sulla qualità dei servizi offerti, per esempio l’annosa e irrisolta questione del personale precario che si ripercuote, manco a dirlo, sul funzionamento delle strutture, così come la riorganizzazione del Servizio di emergenza ospedaliera e territoriale del 118 per un migliore utilizzo delle risorse che in quasi tutte le Regioni italiane è gestito dai Pronto Soccorso, permettendo così di ottenere vantaggi legati al miglioramento del rapporto tra ospedale e territorio.
Così come per la medicina territoriale ovvero l’assistenza domiciliare attraverso un vero e reale coinvolgimento dei medici di base e di continuità assistenziale, per meglio armonizzare i servizi da portare al domicilio dei pazienti. Vanno valorizzati i percorsi per patologia (IMA, ictus, trauma, ecc) dove deve esserci una reale continuità nella presa in carico del paziente dal territorio fino ad arrivare nella struttura più idonea al trattamento della patologia da cui è affetto, senza passare per altre strutture intermedie. Va implementata la telemedicina, come supporto all’attività dell’emergenza territoriale ma, e concludo, va implementato anche il discorso legato alla medicina preventiva, dirottando i giusti investimenti per riuscire a modificare gli stili di vita ed i rischi ambientali, riducendo, nel tempo, l’incidenza di molte patologie e quindi aggravi di costi nel comparto sanitario.
Questa, seppure non è una scelta prettamente sanitaria, rappresenta un indirizzo politico molto edificante nel quadro delle politiche sociali, un percorso che non può vederci distanti da tante problematiche legate alle criticità ambientali. Allora questa istituzione si assuma il ruolo per cui è deputata, rendendosi capace di offrire opportunità di crescita di questo territorio, garantendo e migliorando i servizi offerti ai cittadini, soprattutto per quanto riguarda la salute che oggi più che mai rappresenta un bene prezioso. La valorizzazione degli ospedali pubblici, la riorganizzazione della rete sanitaria regionale, il miglioramento delle strutture e soprattutto dei servizi, altro non sono che la prova che stiamo veramente rispettando gli impegni assunti coi cittadini: stiamo facendo, cioè, niente di più di ciò che il nostro dovere di amministratori pubblici, ci impone di fare.”

Visita al Nucleo Industriale di Isernia-Venafro



Nel programma dell’azione istituzionale che intendo portare avanti per questo territorio, ho inteso effettuare una visita presso la sede del Nucleo Industriale di Pozzilli e alcune aziende ivi presenti, viste le difficoltà del momento in cui, credo, sia interesse di tutti mettere in campo ogni azione possibile per non perdere ulteriore terreno e portare avanti idee valide in proiezione dei vantaggi che potranno aversi dal riconoscimento dell’Area di Crisi. Impegno che la politica deve necessariamente infondere perché questa opportunità non venga vanificata. Ma impegno anche per le aziende stesse che chiedono il rispetto delle regole di appartenenza allo stesso Nucleo in particolar modo sulla riscossione delle quote consortili. Così come ho già avuto modo di evidenziare al Commissario in una mia nota dello scorso mese di settembre e ripresa da una componente politica del Consiglio Regionale per formulare una puntuale interrogazione in Consiglio Regionale.

mercoledì 27 gennaio 2016

Per non dimenticare e non commettere gli stessi errori.

“Il 27 Gennaio del 1945  i cancelli di Auschwitz, il più grande dei campi di concentramento costruiti dai nazisti nel corso della Seconda Guerra Mondiale si aprivano su una enorme tragedia umana  facendo vedere al mondo che non aveva visto o non aveva voluto vedere, il più  grande omicidio di massa di sempre dinnanzi. La macchina di distruzione messa in piedi, mossa non solo dall’odio o da interessi politici ed economici si può raccontare guardando i milioni di morti  di quella tragedia. Una lucida manifestazione della programmazione della morte che  evidenzia la stupidità umana. Perché questo non accada mai più, il "Giorno della Memoria" serve proprio a non dimenticare le sofferenze di allora, scegliendo di evitare nuove sofferenze oggi, ad altri popoli e ad altre persone, in qualsiasi parte del mondo esse siano.”


mercoledì 13 gennaio 2016

Scarabeo chiede Commissione d'inchiesta

Una commissione di indagine presieduta da un componente designato dalla minoranza consiliare per accertare se le accuse mosse nei suoi confronti siano fondate o invece "un tentativo di screditarmi, sia sotto l'aspetto umano che politico". Lo ha chiesto Massimiliano Scarabeo, in apertura dei lavori del Consiglio regionale del Molise. 


L'ex assessore Pd, proprio questa mattina rientrato a Palazzo Moffa, dopo la misura restrittiva del divieto di dimora in regione seguita ai domiciliari del giugno scorso, ha posto subito la questione in Aula parlando "per fatto personale e fatti lesivi della mia onorabilità, per essermi stati attribuiti comportamenti non rispondenti a verità, che riguardano in maniera indiretta, un coinvolgimento della mia persona, con l'Istituzione regionale di cui sono rappresentante", ha detto. Per Scarabeo sarà "una commissione che saprà stabilire con chiarezza il rapporto che mi lega a questo consesso, stabilendo fin da adesso un termine ultimo perché le conclusioni vengano riferite a questo Consiglio regionale".  

"Vi chiedo di adottare ogni forma di accertamento che riteniate più opportuna, certo di essere in grado di dimostrare la mia totale estraneità ai fatti e tornare tra questi banchi a testa alta, sicuro di esserne ancora degno e ancora più animato". Come uno sfogo a lungo trattenuto, l'intervento in aula del consigliere Massimiliano Scarabeo. L'ex assessore ha fatto anche riferimenti alla sua famiglia: "Premetto che provengo da una famiglia modesta, di imprenditori, con grande moralità e senso civico, mia madre e mio padre non sono mai stati oggetto di nessun procedimento penale, senza nessun procedimento fallimentare, diretto o indiretto, concordati, o peggio, contestazioni di attività truffaldina". 

E ha aggiunto: "È difficile immaginare, oggi, di trovarmi in una situazione dove si intrecciano fattori deflagranti, cinici, beceri, e anche superficiali, che mi coinvolgono e colpiscono i valori che mi hanno spinto a fare politica e a mettermi a disposizione della gente, colpiscono la mia dignità, costruita con sacrificio e mai svenduta, alimentando un interrogativo pieno di amarezza e sconforto, era davvero necessario, mettere in atto quella misura punitiva? 

 Soprattutto, alla luce di alcune considerazioni, degli organi inquirenti, che testualmente voglio riportare, non essendo allo stato, in contestazione, una ipotetica ingerenza politica dello Scarabeo, nella fase concessoria del contributo". Scarabeo infine ha concluso: "Mi chiedo, la giustizia deve avere carattere di certezza, di verità, è la prima e fondamentale condizione per realizzare la giustizia e la conoscenza della giustizia, nella sua forma più alta, anche se resto convinto che ci troviamo sempre più spesso, di fronte a forme contorte della sua applicazione, che generano sistemi capaci di condizionare le scelte fatte dal popolo". 

Sulla questione posta da Scarabeo il presidente Cotugno, dopo una lunga sospensione per verificare la competenza sulla istituzione della Commissione d'indagine, ha deciso di assegnarla all'Ufficio di Presidenza che è stato subito convocato. I lavori del Consiglio sono stati aggiornati a martedì prossimo.

ANSA