Una commissione di
indagine presieduta da un componente designato dalla minoranza
consiliare per accertare se le accuse mosse nei suoi confronti siano
fondate o invece "un tentativo di screditarmi, sia sotto l'aspetto umano
che politico". Lo ha chiesto Massimiliano Scarabeo, in apertura dei
lavori del Consiglio regionale del Molise.
L'ex assessore Pd, proprio
questa mattina rientrato a Palazzo Moffa, dopo la misura restrittiva del
divieto di dimora in regione seguita ai domiciliari del giugno scorso,
ha posto subito la questione in Aula parlando "per fatto personale e
fatti lesivi della mia onorabilità, per essermi stati attribuiti
comportamenti non rispondenti a verità, che riguardano in maniera
indiretta, un coinvolgimento della mia persona, con l'Istituzione
regionale di cui sono rappresentante", ha detto. Per Scarabeo sarà "una
commissione che saprà stabilire con chiarezza il rapporto che mi lega a
questo consesso, stabilendo fin da adesso un termine ultimo perché le
conclusioni vengano riferite a questo Consiglio regionale".
"Vi chiedo di adottare ogni forma di accertamento che riteniate più
opportuna, certo di essere in grado di dimostrare la mia totale
estraneità ai fatti e tornare tra questi banchi a testa alta, sicuro di
esserne ancora degno e ancora più animato". Come uno sfogo a lungo
trattenuto, l'intervento in aula del consigliere Massimiliano Scarabeo.
L'ex assessore ha fatto anche riferimenti alla sua famiglia: "Premetto
che provengo da una famiglia modesta, di imprenditori, con grande
moralità e senso civico, mia madre e mio padre non sono mai stati
oggetto di nessun procedimento penale, senza nessun procedimento
fallimentare, diretto o indiretto, concordati, o peggio, contestazioni
di attività truffaldina".
E ha aggiunto: "È difficile immaginare, oggi,
di trovarmi in una situazione dove si intrecciano fattori deflagranti,
cinici, beceri, e anche superficiali, che mi coinvolgono e colpiscono i
valori che mi hanno spinto a fare politica e a mettermi a disposizione
della gente, colpiscono la mia dignità, costruita con sacrificio e mai
svenduta, alimentando un interrogativo pieno di amarezza e sconforto,
era davvero necessario, mettere in atto quella misura punitiva?
Soprattutto, alla luce di alcune considerazioni, degli organi
inquirenti, che testualmente voglio riportare, non essendo allo stato,
in contestazione, una ipotetica ingerenza politica dello Scarabeo, nella
fase concessoria del contributo". Scarabeo infine ha concluso: "Mi
chiedo, la giustizia deve avere carattere di certezza, di verità, è la
prima e fondamentale condizione per realizzare la giustizia e la
conoscenza della giustizia, nella sua forma più alta, anche se resto
convinto che ci troviamo sempre più spesso, di fronte a forme contorte
della sua applicazione, che generano sistemi capaci di condizionare le
scelte fatte dal popolo".
Sulla questione posta da Scarabeo il
presidente Cotugno, dopo una lunga sospensione per verificare la
competenza sulla istituzione della Commissione d'indagine, ha deciso di
assegnarla all'Ufficio di Presidenza che è stato subito convocato. I
lavori del Consiglio sono stati aggiornati a martedì prossimo.
ANSA

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